L'identità italiana in cucina (Economica Laterza)



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“Più che una storia alimentare, quella suggerita da Montanari è l’epopea nazionale di un paese capace di digerire la diversità fino a trasformarla nel proprio carattere tipico, come accadde con la pasta di forma allungata importata in età medievale dalla cultura musulmana e successivamente declinata con pomodoro e peperoncino.” Simonetta Fiori, “la Repubblica”“La tesi di Massimo Montanari è che la cucina italiana non ha mai avuto una carta costituzionale che ne certificasse l’esistenza. Ma la cucina nazionale c’è sempre stata, almeno dall’epoca medievale e senza aspettare l’investitura ufficiale dell’unità del paese, come insieme di conoscenze, esperienze, scambi, suggerimenti, suggestioni, invenzioni e variazioni.” “Sette - Corriere della Sera”Le identità non sono inscritte nei geni di un popolo ma si costruiscono storicamente, nella dinamica quotidiana del colloquio fra uomini, esperienze, culture diverse. È esattamente questo il genere di identità che dobbiamo cercare nella storia alimentare e gastronomica di un’Italia che si modella come spazio di valori comuni, di saperi e di sapori condivisi.“Più che una storia alimentare, quella suggerita da Montanari è l’epopea nazionale di un paese capace di digerire la diversità fino a trasformarla nel proprio carattere tipico, come accadde con la pasta di forma allungata importata in età medievale dalla cultura musulmana e successivamente declinata con pomodoro e peperoncino.” Simonetta Fiori, “la Repubblica”“La tesi di Massimo Montanari è che la cucina italiana non ha mai avuto una carta costituzionale che ne certificasse l’esistenza. Ma la cucina nazionale c’è sempre stata, almeno dall’epoca medievale e senza aspettare l’investitura ufficiale dell’unità del paese, come insieme di conoscenze, esperienze, scambi, suggerimenti, suggestioni, invenzioni e variazioni.” “Sette - Corriere della Sera”Le identità non sono inscritte nei geni di un popolo ma si costruiscono storicamente, nella dinamica quotidiana del colloquio fra uomini, esperienze, culture diverse. È esattamente questo il genere di identità che dobbiamo cercare nella storia alimentare e gastronomica di un’Italia che si modella come spazio di valori comuni, di saperi e di sapori condivisi.



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